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ACERRA. LA MOSTRA DI CUONO GAGLIONE

L'artista Cuono Gaglione

espone al castello Baronale fino al 15 dicembre. I paesaggi delle sue opere raccontano

le sue emozioni, bandendo la banale veduta delle cose.

Intervista concessa in esclusiva a

Tutto Napoli Club

Incontro l'Artista Cuono Gaglione nell'immediato dopopartita di Napoli-Bari, ed è un signore dotato di squisita gentilezza e disponibilità. Il Maestro parte immediatamente con un commento alla gara:
- Una partita tosta, il Napoli ha un po' sottovalutato l'approccio, diciamo che la preparazione atletica del Bari si è dimostrata di molto superiore al Napoli…

Maestro, partiamo dal Pulcinella…
- È un cordone ombelicale con la mia terra che mi porto dalla nascita e che non mi lascia più. È la nostalgia che mi fa giungere a simboli come la cupola del Duomo di Acerra, la Maschera , il Pulcinella stesso. Insomma sono tutti dei leitmotiv che includo in ogni opera pittorica, elementi parte della mia simbologia.

Ha menzionato la maschera. Cos'è la Maschera ?
- Beh, tutti abbiamo due o tre facciate ed agli altri ci mostriamo belli, anzi può capitare che davanti ai brutti ci mostriamo belli e davanti ai belli, brutti. E tra le maschere c'è Eduardo che di suo è una maschera. Rappresenta la coscienza del popolo napoletano, ed ogni ruga, ogni segno del suo viso è un percorso, un segno sulla coscienza.

Non è difficile intervistare l'Artista che racconta molto volentieri di sé e del suo itinerario artistico ed umano.
- Mio padre non voleva che io facessi il pittore, assolutamente. Poi col tempo ha capito, anzi, un bel giorno mi ha detto così: “Ma tu volessi fare l'istituto d'ARTO?” Proprio così con la O. quindi ho seguito ben 8 anni di studi artistici: tre anni all'istituto d'arte, due al Magistero d'arte insieme ad artisti del calibro di Striccoli e Verdecchia, autentiche pietre miliari, ed infine altri tre anni d'Accademia di belle arti. Beh, mio padre che al principio era contrario fu il primo, poi, a sorridere quando cominciarono a presentarsi le prime soddisfazioni… diventava orgoglioso… Ed anche mia madre che è stata sempre la prima a presentarsi alle mostre con un fascio di rose. Ora sono 5 anni che l'ho persa…

Insomma l'ha accompagnata in tutto il suo percorso artistico?
- Sì. Entrambi i genitori. (continua spontaneamente) Verso gli anni '70 sono “scappato” in Germania ed anche lì ho lasciato una traccia del mio itinerario artistico, ho fondato il gruppo dei neo espressionisti nella città di Heidelberg. Poi sono tornato il Italia, mi sono sposato, separato…

Continuando il percorso d'arte?
- Siamo negli anni '80. È la fase della pittura estemporanea. Andavo nelle piazze o nelle campagne e lì traevo il bello. Trarre il bello vuol dire cogliere bellezza, colore, prospettive aeree (mi detta quasi queste parole) e lì non si ha tempo per riflettere, lì si vede davvero la bravura, in altre parole come si mescola un colore, come si aggiunge una tinta, come si riempie uno spazio. Ed è come un tema: si ha un certo tempo ed entro quel tempo devi consegnare l'opera…
Aggiunge poi con orgoglio: su 20 concorsi ne ho vinti 19 e ad uno sono arrivato secondo!

Maestro, mi dica, ma quando ha sentito la prima volta l'esigenza di dipingere?
- Mi aspettavo la domanda…

Lo so, è una domanda scontata che avrà sentito tante volte, però quello che vorrei da Lei è più il “come” che il “quando” dell'esigenza di dipingere…
- Era l'estate del '59. È stato grazie a degli imbianchini che lasciarono dei rimasugli di colore in alcuni barattoli. Avevano finito di lavorare. Io glieli chiesi e me li feci regalare, chiesi loro anche un pennellino per poter dipingere e loro me ne diedero uno. Ero felicissimo! Per me era come avere tutto l'oro del mondo! In famiglia eravamo 11 persone e non potevamo permetterci certo i pastelli per poter colorare… Poi, andai dal macellaio e come “tela” mi feci dare dei fogli gialli, quelli che si usavano per incartare i generi alimentari e colla di coniglio. Il macellaio accettò molto volentieri di darmi un blocchetto di quei fogli, in cambio pretese la mia prima creazione che io ricordo ancora: una natura morta datata 1959, con un vaso, un cubo e una mela, con chiaroscuri, ombreggiature, avevo soltanto 12 anni… Poi proseguii con piccoli lavoretti, pastosità corpose, cose che mi davano tremore, soddisfazione… pensi che all'Istituto d'arte il Maestro Striccoli mi disse, anche con una discreta arrabbiatura: “Smettila di copiare Van Gogh!” Io non avevo soldi per i libri, non esisteva ancora la televisione o internet, figuriamoci se avevo mai sentito parlare di Van Gogh! Eppure poi, quando in seguito vidi per la prima volta una delle opere del pittore olandese rimasi di stucco! Era vero! Ed ancora oggi vedo che di tanto in tanto alcuni miei tratti ricordano la sua pennellata.

Allora anche l'amore per il giallo?
- Sì, ma nelle figure circolari, archi o sfere, nella ricerca della perfezione. Mentre nel blu, colore riposante per eccellenza faccio confluire la pacatezza, ma anche nell'azzurro o violetto.

Senta Maestro ma ha mai tratto ispirazione da un sogno per dipingere?
- No. Dipingere per me non è una pratica da espletare quotidianamente, quanto piuttosto un'esigenza come il mangiare, il bere, il baciare, l'amare. È una compravendita con la società.

Che intende col termine “compravendita con la società”?
- io mi rivolgo alla parte povera della società, al popolino, alla gente semplice, per interloquire con loro, non intendo smerciare. Mi piace far capire alla gente, anche se non è da tutti saper leggere un quadro.

Ha parlato di colori e di forme. Riesce attraverso colori e forme ad esprimere il suo stato d'animo?
- Negli anni '90 diciamo che ho avuto un cambiamento nella ricerca delle forme. Proprio alla fine del 1990 ho fatto un po' di cosiddetta pittura informale, in altre parole, andavo sulla spiaggia e raccoglievo materiali svariati: conchiglie, stelle marine, ma anche reti e lische di pesce, sempre materiali poveri da poter assemblare e ne ricavavo composizioni quasi come dei bassorilievi sulla tela. Ho fatto mostre in Svezia, nella Confederazione Elvetica, ma anche a Fürth e Regensburg in Germania. Poi quando ho realizzato che questo genere di pittura non faceva più per me ho smesso. Non sentivo più il colpo di colore, l'energia della pennellata, il vibrare della tela.

Giunge una telefonata della figlioletta Paola, undicenne, legatissima al papà. Paola è fonte di ispirazione per Lei?
- diciamo che è fonte di pianti – scherza ridendo. No, tranne qualche ritratto non c'è nulla della mia famiglia.

Torniamo al Pulcinella. Lo si può definire una sua figura trasversale?
- Pulcinella rimane perenne. Lo ritraggo anche con una natura morta, con un paesaggio o un giornale. Non è solo una maschera, è di più. È il nostro Meridione, ecco perché è presente in quasi tutte le mie esecuzioni pittoriche.

Perché il viandante ?
- perché torna a casa. Non può restare. L'uomo del Sud che parte deve tornare per riportare la ricchezza acquisita all'esterno, una carica che ci trasporta in un altro mondo.

Un altro tema è la Madonna , la Madre.
- Intorno ai 20 anni stavo diventando ateo, poi grazie ad un francescano incontrato durante degli esercizi spirituali ho incontrato Gesù e ho realizzato quanto ero stato RAFANIELLO fino a quel momento. Ho iniziato allora un cammino spirituale, sono anche diventato Ministro Straordinario.

E ciò come si è riflettuto nella Sua pittura?
- In opere di Arte Sacra. La prima è stata la Madonna degli Stracci esposta al Museo Storico Diocesano di Caltagirone; l'Ultima Cena presente nella chiesa della Madonna delle Lacrime a Modica ed infine in un San Luca (nella Chiesa omonima a Modica) che è diventato anche la figura di un santino. Per non parlare poi della Crocifissione di Acerra, e anche lì Pulcinella è presente.

Maestro, Lei vive in Sicilia (a Ragusa ndr), perché questa scelta e come la Sicilia è entrata nel suo cuore?
- Un momento, mettiamo i puntini sulle “i”. Sono molto grato alla Sicilia perché mio padre è nato lì, perché mi ha dato la mia prima moglie con 4 dei miei 5 figli e poi perché ha dato solarità ai miei colori, ma ci tengo alla mia napoletanità, anzi ACERRANITA'.

Beh, ma un suo quadro reca il titolo di “Oro puro” e sono arance, uno dei simboli della Sicilia.
- Qui al Sud siamo ricchi nella natura, un dono di Nostro Signore, ma noi lo sfruttiamo poco, buttando via il nostro oro, importando agrumi da Tunisia, Spagna o Grecia! Questo provoca in me un senso di ribellione, che è tipico del decennio 2000- 2009. In questi ultimi anni ho capito le verità nascoste che riguardano il nostro Meridione. Ci hanno tolto la dignità, la ricchezza, ci hanno feriti! Sono stati perpetrati autentici furti risorgimentali, tanto è vero che nel Museo Risorgimentale a Torino sono presenti opere d'arte trafugate dal Museo Nazionale di Napoli, per non parlare delle ricchezze in denaro...

E come si traduce in arte il senso di protesta?
- ho rischiato di essere estromesso da un certo circuito artistico proprio per la mia rabbia e protesta. Infatti nel 2003 e nel 2005 ho esposto rispettivamente a Bruxelles e Strasburgo, sedi del Parlamento Europeo; il tema era “Emigranti-Briganti”, con le cosiddette “FENESTRELLE”

E cosa sono le “Fenestrelle”?
- Sono il primo lager della storia europea! Qui i ribelli meridionali, detti “briganti” erano calati nella calce viva! Ebbene al Parlamento Europeo ho palesato questa ribellione per uomini divenuti briganti soltanto per difendere le loro famiglie, case, poteri. Pensi che dal 1860 al 1867 le tasse a carico dei cittadini erano passate dal numero di 3 al numero di 67! A Strasburgo ho presentato l'opera “Lu Cavaleri”, il Cavaliere. È Salvatore Giuliano, un “bandito”, una specie di Robin Hood dei poveri, il quale non fu lui a sparare sulla folla il 1. maggio del 1947 a Portella delle Ginestre. Per questo ho molto rischiato al Parlamento Europeo. La COMART , Commissione artistica temeva che questo discorso avrebbe potuto urtare la suscettibilità di parlamentari italiani ed europei.

Alla fine di questa bella chiacchierata mi è davvero difficile trovare una conclusione…
- Potrei dire che l'anima della mia pittura, l'espressione del mio fare pittorico si racchiude proprio nella mostra di Acerra, dove esporrò 30 opere del mio percorso. Spero che il mio sentimento possa essere recepito come messaggio di amore e di pace!

Vogliamo aggiungere un invito a TNC?
- A questo ci deve pensare lei (sorride) Però posso dire che desidero davvero stringere la mano a tutti coloro che vorranno intervenire!

Grazie Maestro Gaglione a nome di tutta TNC ed in bocca al lupo per questa nuova avventura artistica!


Maria Villani per TuttoNapoliClub

 

 

 

 

 

 

 

 

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