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Recensione

"Cuono Gaglione" di Attilio Sigona

Identificare un artista da stilemi tecnici, da ricorrenti tematiche, dai colori, dallo sfumato, assegnare immediatamente un nome ad una tela non dipende in via esclusiva dalla capacità o dalle conoscenze dell'intenditore o dell'amatore, quanto dall'artista stesso, dal possesso di una personalità ben spiccata. Più che l'acquisizione e l'assimilazione di precise tecniche, compositive è la personalità artistica ad emergere e a determinare una costante compositiva che sigla e sigilla ogni e qualsiasi produzione pittorica.Ciò mi accade di costatare per le tele di Cuono Gaglione. La tensione interiore dello slancio al di fuori dello spazio reale, pur restando entro i confini del reale, si evidenzia nella costante grafica delle circonferenze che slargano e racchiudono; la socialità ed umanità sono traditi dalla pensosità dei volti dei vecchi, dalle curve meditazioni delle sue donne dalla contorsione dei suoi Pulcinella. Già... Pulcinella, personaggio legato alle tradizioni della terra natale di Gaglione, personaggio del Sud, interprete della gioiosità che nasconde la sofferenza degli stenti, delle ingiustizie ataviche, delle ribellioni interiori sempre sopite dall'adattamento a circostanze storiche di compromessi umilianti. Gaglione, uomo del suo tempo, del nostro tempo, macera in sé il dramma dell'uomo del Sud e lo ritrasferisce in Pulcinella, che trascende il mero significato allegorico e simbolico per apparire sulle tele com’entità reale di un popolo, di una, di mille aspirazioni. C'è anche il Pulcinella che legge il giornale, che nel giornale s’identifica, che cerca riscatto nella verita’ piu’cruda e schietta che  è quella della cronaca quotidiana.

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