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Recensione

"Cuono Gaglione" di Maria Giovanna Tumino

Mi trovo a presentare le nuove opere di Cuono Gaglione per questa mostra sui preziosi delle Due Sicilie, e ritengo estremamente interessante seguire il percorso artistico di un pittore così legato ad una realtà che è insieme geografica e viscerale, di appartenenza alla propria terra, ma che non ne ha vincolato e ostacolato l’iter. Quando parliamo di arte contemporanea in Italia spesso dobbiamo parlare anche di una realtà provinciale, in questo caso vedendo il legame tra l’artista e la sua terra, di nascita e di adozione,  sembrerebbe quasi ovvio tornare a parlare di arte provinciale, ma penso che questo legame sia il punto di partenza e la ricchezza della pittura di Gaglione, non un vincolo o un limite. Un percorso lungo quaranta anni, durante i quali l’artista sperimenta diversi metodi espressivi, diverse tecniche, dall’olio all’acrilico, dall’uso di una materia pittorica incrostata di conchiglie o merletti ai fondi d’oro di sapore medievale. L’iter creativo del nostro artista passa attraverso la sperimentazione e le grandi avanguardie, dalle origini di ogni autore italiano che si è formato in Italia troviamo il Rinascimento, ma  possiamo leggere i segni dell’impressionismo, dell’espressionismo, possiamo riconoscere una storia artistica che ci conduce dalle pennellate di Guttuso, alle composizioni che richiamano Mafai e la scuola romana, dalla materia pittorica spessa di sapore informale, alle riflessioni sul Neo Dada e alla pop art, ai decollages di Rotella. Ma il percorso che conduce Gaglione alla sua pittura di oggi, pur attraversando i temi della storia dell’arte dei nostri tempi, è peculiare e suo proprio, la lettura della pop art in chiave mistica ed ancorata alla realtà sembra quasi una provocazione ai soggetti giocati sull’effimero del Neo Dada e della pop art ( Omaggio a padre Pio e Madre Teresa). Le immagini reiterate di Pulcinella quasi simbolo del suo paese natale si accompagnano ai paesaggi bruciati dal sole della terra in cui l’artista ha scelto di vivere, le dolenti immagini di donne il cui volto nasce da immediate pennellate  è dolente e quasi scuro in contrapposizione alla luce della natura retrostante, ad enfatizzare ulteriormente questo travaglio (Il Sud, Omaggio a Vittoria, Mercato). Ogni siciliano, ogni meridionale è visceralmente legato alla propria terra ovunque viva e la ama in un modo che a volte è difficile spiegare, quel dolore alla separazione, alla partenza quel senso di ritorno al grembo materno all’arrivo, e non sono gli affetti il legame ma il nostro essere stati generati da quella terra da quella strana madre, di terra, di mare, di rocce e di sole, un sole abbacinante che noi impariamo a sentire e percepire da sempre, che è anche l’unico che percepiamo come tale, quella stessa luce che pervade le opere di Gaglione, quella stessa luce che a Gibellina ha cambiato la pittura di Toti Scialoja.Gaglione oltre all’amore per la terra natia ha anche quell’orgoglio che lo spinge verso il bisogno di denuncia per ciò che avvenuto, per ciò che la sua terra ha dovuto subire, per ciò che dopo il 1861 le Due Sicilie non più regno sono diventate, e le sue linee i suoi colori abbacinanti come la luce del sud e cupi come il suo buio ed il suo silenzio, dipinge anime straziare e strappate, costrette a fuggire a cercare altrove di cui vivere senza un motivo reale, ma solo a causa di un saccheggio, costrette a nascondersi nell’illegalità, questi i temi forti che hanno portato il nostro artista a questa stagione creativa, temi che gli sono propri da sempre ma che in questa fase del suo lavoro sono ancora più evidenti.La pittura di Gaglione così come il suo autore è visceralmente legata alla terra che l’ha generata, i colori, la luce, richiamano l’elemento naturale ma anche la tradizione della ceramica dalle arabe ascendenze di Caltagirone, il blu del mare, il giallo del sole, la terra, i colori della tradizione, i colori della terra del Sud. Il giallo, il colore del sole nelle nuove ricerche dell’artista supera il pigmento e diventa oro, prezioso, antico, secondo la tecnica di Masaccio e Beato Angelico, è insieme fondo quasi medievale e luce moderna per la tela.

 

 

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