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Recensione

"Cuono Gaglione, un parallelo tra realtà e contemporaneità" di Cuono Peroni

Vi siete mai chiesti quale possa essere stato il cambiamento apportato alla pittura , alla cultura e alla tecnica , dopo l’avvento della rivoluzione Impressionista e , quindi , dopo la pittura anti-accademica ? Solo quando si crea un parallelo tra realtà e contemporaneità , quando la veridicità riesce ad entrare direttamente nello sguardo dell’uomo e ad impressionare ciò che i suoi occhi vedono , direttamente su una tela da disegno , allora vuol dire che l’insegnamento è stato degnamente messo in pratica . La storia di questo grande maestro , Cuono Gaglione , è legata ad un pennello , ad un cavalletto e ad un grande senso di evasione e osservazione critico- analitica che gli hanno permesso di inserirsi direttamente nella più aulica cultura figurativa italiana . Basti osservarele sue Bambocciate , quegli scorci di vita cittadina filtrati nella loro quotidianità , che riesce a fotografare con una diretta pennellata , cogliendone del personaggio rappresentato lo stato d’animo, la vera ed intima anima interiore , quello che sente e ciò che percepisce trovandosi al di là della tela. Si coglie la momentaneità , la fugacità e l’attimo che passa di una persona che ha tutto il bisogno di esprimere al meglio la sua interiorità e la sua forza motrice creativa , carica di valore interpretativo intrinseco ed emotivamente coinvolto . Un tuffo , quindi , nella Napoli della sua infanzia , del suo tempo , di quelle persone che nascondono la vera anima di questa città che , giorno dopo giorno , si mimetizza in due volti , quello della popolarità caotica e quello della malinconica emotività ( e in questo il maestro Gaglione ci riesce perfettamente , basti osservare i numerosi ritratti di Pulcinella , come nell’ “ Ultimo Pulcinella ” del 2003 dove , nel volto sfocato edimpreciso della maschera , si riconosce la figura di Eduardo de Filippo , ultima ed unica grande maschera del teatro partenopeo contemporaneo , nei quali traspare tutta l’allegria di una persona che vive dietro quegli abiti da fantoccio e bamboccio e di un uomo che , invece , soffre e risente della nostalgica malinconia cittadina ) . Un volto quindi , quello di Cuono Gaglione , che divide anche il suo stato emozionale attuale , c’è la volontà di far percepire i sentimenti e i moti dell’animo attraverso il corpo e la facoltà di rendere reale anche ciò che i suoi occhi vedono , riuscendo soprattutto a coinvolgere colui che sta al di qua della tela da disegno . Memorie di vita cittadina che ricordano il primo Guttuso , quello dagli anni ’30 agli anni ’50 del 1900 , un sodalizio artistico che passa attraverso opere come “ Contadini ” , “ Natività ”, come vuole la migliore tradizione figurativa cristiana , “ Natura morta ”, “ Omaggio ai pescatori ” , “ Vicolo ”, ricorda la VUCCIRIA guttusiana , “ ‘ A sommossa ”, dove tanti Pulcinella sventolano bandiere di color rosso su fondali monocromi e “ Acerra Sicilia ” dove , ancora , due volti , due realtà , vengono rapportate , messe in parallelo su uno stesso piano e sovrapposte per ricordare il binomio Gaglione – Guttuso , quei personaggi , quelle situazioni appartenenti alla vita di tutti i giorni , quelle denuncie sociali e quelle maschere che ritornano quasi a ricordo di sensazioni pirandelliane , in virtù del fatto che le opere filtrano quello spostamento di piano tra la realtà e la contemporaneità , tra la maledizione e la perdizione della veridicità e quel catartico e stoico Romanticismo storico , quel mondo dal carattere onirico venato di Pathos .

 

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