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Recensione


"Cuono Gaglione e l'immagine informale" di Reno Bromuro

Ad un primo esame i quadri di Cuono Gaglione rivelano immediatamente come ci si trovi di fronte ad un'artista prevalentemente lirico, apprezzato dagli altri pittori. Prendiamo ad esempio la prima tela che ci capita sottomano: «Donne del Sud», la straordinaria energia generata dalle immagini in decomposizione, come fosse un annuncio alla civiltà, che la donna del Sud, «quella» abituata a camminare a testa bassa, che ha le spalle curve per il troppo lavoro, stia scomparendo e dalla materia scaturisca la nuova donna; anche se per il maestro Gaglione non hanno ancora un volto ben definito. Questa tela e «Mietitori», richiamano molto la «Scuola Romana» di Mafai, di Scipione, di Mazzacurati di Caputi, ecc… hanno nella rarefazione dell’informalità delle figure e nella compattezza colorica, una nota di spiritualità moderna e modernamente sentita senza sentimentalismi, o lacrime d’alambicco per commuovere il visitatore.Circa gli altri dipinti esposti in questa mostra dei suoi lavori più recenti, rivela inoltre una serietà ed un livello d'impegno tali da rendere la sua un'arte duratura. Ugualmente in accordo con le esigenze dell'arte autentica sono l'austerità dei soggetti, un'esecuzione caparbia al limite del brutale e la gamma dei colori deliberatamente ristretta: ecco la novità che lo sgancia dall’informalità della «Scuola Romana» lì, si rappresenta il disfacimento di una società, evolutasi nel ricordo della gloria passata, per volere di una volontà totalitaria; qui, invece, dalle macerie del disfacimento culturale di un certo ceto del Sud si vuole riformare, impastare direi, come Dio Adamo, l’orgoglio del Sud.Gaglione non fa nulla per farsi rifiutare o accettare, né muove un dito per piacere usando immagini seducenti, nella loro formazione, o colori allettanti, la durezza del suo approccio crea un'intensa ma controllata attrazione, la cui immobilità infonde un senso di trance; nelle sue tele non c’è stasi, o sospensione del flusso naturale, introduce nelle figure non la passività elegiaca della sconfitta a prima vista ma, sotto sotto, gli echi perturbanti di un possedimento spirituale e ottimista.La sua è, in breve, un'opera d'esplorazione architettata dalle forze statiche che precedono il subbuglio e l'esplosione di un cambio, questo traspare dalla sistemazione delle maschere:«maschere e uomini mascherati», come si vede in «Monumento».Afferma Aniello Montano che «Gaglione è  dotato di una vocazione autentica, di quelle che pervadono ed impegnano tutta la tensione spirituale senza consentire distrazioni o temporanei disimpegni, Cuono Gaglione da anni lavora alacremente, con un entusiasmo che si spinge fino al sacrificio, per affinare la sua tecnica ed adeguarla al livello della sua ispirazione artistica».La rappresentazione delle figure e delle immagini della «Cascata», della «Periferia» e altre tele qui rappresentate, sembrano indefinibili eppure sono in continua trasformazione; sotto colori e infuocate superfici permettono di rimanere affascinati, colpiti da non permettere assolutamente, a queste immagini in formazione di abbandonare la mente mentre altre, come ho scoperto io stesso, s’insinuano gratuitamente nel ricordo anche parecchio dopo la visione iniziale. La fusione dei rossi dei terra di Siena, dei marroni terragni impartiscono una riflessione di tipo kafkiano che possiede una potenza quasi elettrica. Quello che Cuono Gaglione raffigura nei suoi dipinti è inequivocabilmente legato al dissolversi dell'identità e del significato, temi fondamentali della nostra epoca.Il punto di riferimento della sua serietà consiste nel come faccia fronte alle accasciate certezze e alle anomalie della consapevolezza odierna rigettando le «pallose» apparenze della normalità e delle loro maschere, toccando l'orrore della vacuità individuale. Quest'apparente contraddizione è risolta dal fatto che le «Donne del Sud» sembra siano un rifiuto, piuttosto che un omaggio alla sua terra alle sue compaesane, e ciò nonostante l'ovvio rispetto che Gaglione ha per l'opera del pittore. In effetti, l'importanza di questi quadri, a parte la loro natura, è data dal fatto che è sia un'espressione d’apostasia che una dichiarazione di una posizione esistenzialista del tutto opposta. Nella composizione delle figure che dall’informalità raggiungono la perfezione del pensiero metafisico, che guida inconsciamente l’artista, vi è la visione di una vita, che per noi può apparire senza valore, ma che Gaglione fa avanzare ulteriormente il principio della sostituzione perpetua. Da questo lui ha costruito un dialogo antifone che spiega buona parte della prolungata tensione del suo lavoro. Ciò traspare particolarmente, a mio avviso, dai dipinti più potenti, dove la propulsione è stata accumulata e distillata rispetto a quelle immagini composte con più rapidità. A conclusione di queste brevi mie note vorrei solo aggiungere che i quadri di Gaglione confermano una mia vecchia teoria secondo la quale il futuro della pittura contemporanea avrà inesorabilmente come base una maggior codificazione, destinata ad un pubblico più erudito. In questo senso il lavoro Cuono Gaglione è di un’infiammabilità unica ed è suscettibile d’ampliamento e studio infiniti.

 

 

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